Dolcifico il mio caffè mentre fuori piove ed il buio cala inopitamente prima del previsto, non solo sulla città.
Fumo appoggiata coi gomiti su Mikael, che non è un amico bensì un grazioso quanto instabile, provvisorio e seriale mobile dell'Ikea.
Guardo la tazza di the ormai lavata e asciugata, i calzini blu da stirare, lo spazzolino da denti usato e non posso fare a meno di sorridere di me stessa, dell'autunno, del tutto e del nulla.
Piove fuori e mi chiedo perchè mai io stia sorridendo.
Eppure non lo so: tanto vale non chiederselo e sprofondare nel turbinio delle parole, parole non scritte , accarezzate soltanto, cose non fatte, frasi trattenute e non pronunziate. Camminare col pensiero nel vortice nei punti non inseriti, dei punti e virgola ipotizzati, delle virgole mai messe, dei puntini di sospensione in cui non è dolce navigare, o forse sì, forse lo è, dato che tutti questi segni di interpunzione mai apposti e tutte queste parole intrecciate ma ancora da scrivere sono quello che mi rimane di te, insieme ad una copia di giornale un po' stropicciata nel mio cassetto con una frase vergata da una Mont Blanc.
Chissà perchè.

Roma, 10 ottobre 2007